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Relativismo relativo

  • Immagine del redattore: Luigi Corvaglia
    Luigi Corvaglia
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 1 min

Massimo Introvigne scrive su Bitter Winter un articolo in difesa della Ahmadi Religion of Peace and Light (AROPL), un culto oggetto di un raid della polizia britannica a causa di accuse quali riduzione in schiavitù, stupri, traffico di esseri umani e matrimoni forzati. Fin qui nulla di nuovo. La difesa pregiudiziale è il lavoro di Bitter Winter. Fatto è che l'unico argomento dell'articolo è che la giornalista che avrebbe attivato le indagini paleserebbe credenze bizzarre. Un classico: se non ti piace il messaggio, spara sul messaggero. C'è però un piccolo particolare che rende queste schioppettate poco efficaci. Infatti, il gioviale studioso va ripetendo da sempre che non si possano esprimere giudizi sulle azioni altrui sulla base delle credenze professate. Quando si tratta di difendere guru che discettano quotidianamante con entità astrali, per esempio, egli palesa relativismo culturale e rispetto (si veda questo estratto da una intervista). Se idee simili vengono però espresse da un critico di questi guru - un critico, si badi, non delle credenze, ma dei crimini del guru - questo rispetto si scioglie come rugiada al primo sole. In tal caso le convinzioni del critico invalidano la sua credibilità. Un relativismo relativo che sa di doppio standard. È i crimini denunciati che fine hanno fatto? Eh, che stai a guardare la luna? Guarda che bel dito!

 
 
 

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